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La guerra monetaria tra Stati Uniti e Cina potrebbe tornare di grande attualità, dopo che ieri un istituto di ricerca americano ha quantificato le perdite, in termini di posti
di lavoro, provocate dalle politiche adottate da Pechino al fine di mantenere sottovalutato lo yuan sul mercato dei cambi.
L’analisi è dell’Economic Policy Institute, che ha fornito cifre che già stanno facendo discutere all’interno della prima economia del mondo: l’emorragia occupazionale provocata dalla delocalizzazione è stata quantificata infatti in ben 2,7 milioni di posti di lavoro. La grande maggioranza delle perdite (il 77%) riguarda il settore manifatturiero.