Condividi l'articolo Un nuovo indice al posto del PIL per valutare le nazioni: Esaminando l'andamento trentennale delle economie di 20 nazioni, uno studio ridimen ...
Esaminando l'andamento
trentennale delle economie di 20 nazioni, uno studio ridimensiona le prestazioni di diversi paesi, dato che sono state realizzate erodendo il capitale naturale, e quindi in modo insostenibile.
Per questo l'UNEP ha proposto un nuovo indicatore che sostituisca il PIL e contabilizzi le fonti del benessere dei paesi, includendo oltre al capitale industriale anche quello naturale, umano e
di capacità di innovazione tecnologica.
In momenti di crisi come questo, l’attenzione al PIL e alla sua crescita o decrescita è spasmodica. Ma in realtà questo indicatore dello stato di salute
delle economie è fallace e andrebbe rapidamente abbandonato. Parola degli esperti delle Nazioni Unite che hanno presentato un nuovo indice, l’Inclusive Wealth Index (IWI), nell’Inclusive Wealth Report 2012 (IWR), un'iniziativa congiunta lanciata a Rio+20 dallo Human Dimensions
Programme on Global Environmental Change (UNU-IHDP), che fa riferimento alla United Nations University e allo United Nations Environment Programme (UNEP).
L’IWI guarda al di là di parametri tradizionali di valutazione economica e dello sviluppo come il prodotto interno lordo (PIL) e l'indice di sviluppo umano
(HDI) includendo una complessa gamma di attività - dal capitale industriale a quello umano e a quello naturale - per arrivare a determinare lo stato reale della ricchezza e della sostenibilità
della crescita di una nazione.
La composizione del capitale di base della ricchezza di tre nazioni: Cina
(in alto), Giappone (al centro) e Arabia Saudita (in basso). (Cortesia UNU-IHDP / UNEP)L’idea sottostante all’IWI è di realizzare una contabilità della
ricchezza delle nazioni individuando in che cosa risiede il loro patrimonio, prendendo in considerazione la più ampia gamma possibile dei beni di cui dispone di una nazione per garantire il
benessere sociale. L’IWI dovrebbe così offrire un quadro più completo e rendere consapevoli i responsabili politici dell'importanza di conservare la base del capitale del paese per le generazioni
future.
Il rapporto ha preso in esame 20 nazioni (Australia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Colombia, Ecuador, Francia, Germania, India, Giappone, Kenya, Nigeria,
Norvegia, Federazione Russa, Arabia Saudita, Sud Africa, Stati Uniti, Regno Unito e Venezuela), in rappresentanza di economie ad alto, medio e basso reddito, che formano complessivamente il 72
per cento del PIL del mondo e rappresentano il 56 per cento della sua popolazione.
La differenza fra PIL e IWI appare evidente se si prendonono in esame le performances di quattro nazioni che nel periodo in esame - dal 1990 al 2008 - hanno
mostrato una forte crescita del PIL: Cina, Stati Uniti, Sud Africa e Brasile, che per realizzarla hanno notevolmente impoverito la base del loro capitale naturale, ossia la somma di un insieme di
risorse rinnovabili e non rinnovabili come combustibili fossili, foreste e riserve ittiche. Durante il periodo analizzato, le risorse naturali pro-capite sono infatti diminuite del 33 per cento
in Sud Africa, del 25 per cento in Brasile, del 20 per cento negli Stati Uniti e del 17 per cento in Cina.
Tra il 1990 e il 2008, in termini di PIL, le economie di Cina, Stati Uniti, Brasile e Sud Africa sono cresciute, rispettivamente, del 422 per cento,
del 37 per cento, del 31 per cento e del 24 per cento. Se però le performance vengono valutate in termini di IWI, l’economie cinese e quella brasiliana e statunitense sono aumentate solo del 45,
del 18 e del 13 per cento, mentre il Sud Africa ha in in realtà assistito a una diminuzione dell'1 per cento.
Le variazioni pro-capitedel capitale naturale e il Wealth Index Inclusive
(IWI) per ciascuno dei 20 paesi valutati, in base ai loro tassi di crescita medi annui dal 1990 al 2008. Il IWI misura il capitale prodotto, umano e naturale della nazione. (Cortesia UNU-IHDP /
UNEP)In realtà, di tutti i 20 paesi presi in esame, solamente il Giappone non ha visto un
calo del capitale naturale, grazie a un aumento della copertura forestale.
Dall’analisi condotta è emerso che in generale il maggior fattore di bilanciamento dell’erosione del capitale naturale è stato rapprtesentato dall’aumento
del capitale umano e della capacità di innovazione tecnologica.
"Rio+20 è un'opportunità per mettere in discussione il Prodotto interno lordo come misura della prosperità nel XXI secolo, e come barometro per un'economia
impegnata in una transizione ‘verde’: esso non tiene conto delle principali misure del benessere umano, come molte questioni sociali e lo stato delle risorse naturali di una nazione", ha
osservato il Sottosegretario generale delle Nazioni Unite e Direttore esecutivo dell'UNEP Achim Steiner.
Fonte: www.lescienze.it
giancarlo.marcotti@fastwebnet.it
**************************************************
Jules Previ: è giornalista freelance, divulgatore e traduttore news- online presso agenzie stampa internazionali. Ha collaborato al progetto www.finanzainchiaro.it
julesprevi.org@gmail.com
**************************************************
COMMENTI RECENTI