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L' attacco all'Italia compie un anno. Dodici mesi vissuti
pericolosamente tra spread e manovre, tassazione alle stelle e recessione, riforme varate o solo annunciate, dall'addio di Berlusconi alle lacrime di Fornero dalla strana ‘maggioranza' Pdl-Udc-Pd
ai summit A-B-C. Un anno che ha visto l'Italia sull'orlo del baratro, poi indietreggiare di qualche metro, vedere la Spagna finirci dentro proprio in questi giorni, e poi tornare sul bordo del
precipizio.
Tutto inizia con una nota dell'agenzia Moody's nella tarda serata del 17 GIUGNO: l'Italia è sotto osservazione per un possibile taglio del rating (cosa che si verificherà nel corso dell'anno fino a perdere la A e andare in serie B). E' il primo segnale: la speculazione e i mercati, dopo aver scommesso sulla crisi di Grecia, Irlanda e Portogallo, puntualmente avvenute con una richiesta di aiuti a Bce-Ue-Fmi, spostano l'attenzione dalla Spagna e puntano dritto al cuore dell'euro.
L'Italia, accusata di aver bloccato per anni l'attuazione delle riforme sembra assegnare all'imminente manovra di fine giugno la risposta. Un testo che prevede: pareggio di bilancio nel 2014 e una manovra triennale da 47 miliardi, che muove però quasi tutto l'onere delle correzione sugli ultimi due anni (2013 e 2014), quando ci sarà un nuovo parlamento a doverle adottare.
I mercati, l'Europa e gli investitori non si fidano, la crisi internazionale è troppo forte e la posta in gioco per tutti è alta, temono che sia una decisione dilatoria per non adottare le misure e vendono. Titoli, bond privati e titoli di stato. Soprattutto crolla la fiducia verso Roma.
VENERDI' 8 LUGLIO: Milano affonda, -3,47% con Unicredit che guida il tracollo delle banche con un -8%. Nel fine settimana l'Europa cerca di serrare le fila e in vista dell'Ecofin di lunedì cerca di puntare l'attenzione sull'attacco all'Italia tra smentite e conferme. Intanto la Consob con una riunione d'emergenza domenica sera blocca lo short selling. Acqua fresca per i mercati. Piazza Affari il mattino dopo, 11 LUGLIO, perde un altro 4% e le banche sprofondano. Lo spread rompe per la prima volta il muro dei 300 punti. Le massime istituzioni invitano alla responsabilità le forze politiche che raccolgono la sfida: la manovra più corposa dopo quella del '92 di Giuliano Amato (seguita ad un altro attacco, a cui segui' il tracollo della lira) viene approvata in 5 giorni il 15 LUGLIO e già si parla della regola d'oro (pareggio di bilancio in Costituzione).
Non basta ancora, però. l'Europa chiede impegni più precisi e più rigore. Si inizia a parlare di una lettera ufficiale della Bce (in realtà datata 5 AGOSTO) firmata dall'uscente presidente Jean Claude Trichet e dall'entrante Mario Draghi in cui si chiede "una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali attraverso privatizzazioni su larga scala"; e inoltre la riforma ulteriore "del sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi a livello d'impresa"; infine per l'Eurotower "dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti".
Un'agenda di governo rivolta al primo ministro italiano Silvio Berlusconi in cui si dice con chiarezza che l'Italia deve agire "con urgenza per rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità del bilancio e alle riforme strutturali" dalle pensioni alla pubblica amministrazione. Lo stesso 5 agosto, ma la lettera sarà ufficialmente divulgata solo nei giorni successivi, Berlusconi e Tremonti annunciano l'anticipo del pareggio al 2013, la regola d'oro in Costituzione, la riforma del mercato del lavoro e le liberalizzazioni.
Il 13 AGOSTO il governo vara una manovra correttiva che contiene tutti questi elementi e annuncia la sparizione delle feste nazionali ‘laiche' (poi ripristinate), quelle del Santo Patrono, la Robin Hood tax, l'abolizione degli enti con meno di 70 dipendenti. Tra continue correzioni questa manovra da 54 miliardi prevede l'aumento dell'Iva dal 20% al 21%, un contributo del 3% per i contribuenti con un reddito oltre i 300.000 euro, l'unificazione delle aliquote del 12,5% e del 27%, fatta eccezione per i titoli di Stato. Ritardato di 6 mesi il Tfr degli statali per le pensioni di vecchiaia e di 24 per quelle di anzianità, il dimezzamento dei consiglieri provinciali mentre saltano le giunte per i comuni sotto i mille abitanti e l'accorpamento attraverso le Unioni.
L'autunno non calma la speculazione tuttavia e per tutto ottobre lo spread tra Btp e i bund tedeschi si impenna. L'Italia diventa l'osservato speciale dell'Ue e appare come la frontiera dell'euro per il mondo intero. Dall'America a Berlino, a Parigi, si caldeggiano le riforme strutturali, la ripresa della crescita. Il Governo italiano sembra perdere sempre più la credibilità agli occhi dei partner internazionali che sembrano non fidarsi degli impegni presi.
Tutto precipita con il vertice G20 ospitato a Cannes il 3 e 4 NOVEMBRE. "Non abbiamo messo l'Italia nell'angolo", dice il presidente europeo Van Rompuy ma in realtà è proprio così.
Tra smentite e precisazioni le famose risatine della coppia Merkel-Sarkozy rivolte a Berlusconi, portano l'Italia sotto sorveglianza: il G20 accoglie con favore "la decisione italiana di invitare l'Fmi a portare avanti una verifica pubblica dell'attuazione delle sue politiche su basi trimestrali" recita il comunicato finale, concedendo a Roma solo l'onore delle armi, indicando che ha agito di sua iniziativa. La settimana successiva è un inferno per il mercato obbligazionario italiano: dieci giorni che sconvolgono il Paese, la sua economia, la sua politica.
Il 7 NOVEMBRE: lo spread Btp-Bund vola a 480 punti, la Spagna è ormai da qualche tempo superata nel rischio sui mercati. L'8 novembre la stessa Commissione Ue definisce il differenziale italiano con la Germania "drammatico". Berlusconi annuncia che dopo il varo della legge di stabilità si dimetterà ma i mercati ancora non invertono la rotta.
Il 9 NOVEMBRE lo spread sfonda quota 500 punti, in pochi minuti si impenna fino al record storico di 574 e il tasso di rendimento vola superando il tetto del 7% (fino al 7,47% sui Btp decennali) su tutte le scadenze dei titoli, la curva dei rendimenti sta per invertirsi con un rischio più elevato sui bond a breve.
Sono ore drammatiche, lo spread ripiega a 552 solo dopo che il presidente Napolitano, con una nota afferma che "non esiste alcuna incertezza sulla scelta del Presidente del Consiglio di rassegnare le dimissioni". Poco dopo le 19 il Capo dello Stato nomina Mario Monti senatore a vita e manda un segnale inequivocabile e forte: a lui sarà affidato il difficile compito di cercare di salvare il paese. Il 12 NOVEMBRE Berlusconi di dimette, il 16 NOVEMBRE Monti forma il governo tecnico che il 18 NOVEMBRE ottiene una fiducia plebiscitaria: 556 sì e solo 61 no.
Da subito inizia il recupero di credibilità sui mercati internazionali, lo spread si calma, anche se resta ancora sui livelli di guardia, qualcuno vede la concreta possibilità di vedere attuate le riforme più volte annunciate. E la partenza in effetti è con il razzo.
Il 4 DICEMBRE si vara la riforma delle pensioni e il decreto Salva Italia durante la cui presentazione il ministro Fornero piange in riferimento al sacrificio per i pensionati meno abbienti. Si tratta di una manovra da 34,9 miliardi, di cui 21,4 di correzione dei conti.
Tra le numerose misure prese quelle più importanti riguardano le pensioni e l'Imu, la ex Ici riveduta e corretta ed estesa alla prima casa. I risparmi vengono quantificati in 20 miliardi a regime nel 2018, con l'introduzione del metodo contributivo per tutti. In più viene accelerata l'equiparazione dell'età della pensione delle donne a quella degli uomini: dal 2018 sarà di 66 anni. Stretta sulle pensioni di anzianità: ci vogliono almeno 42 anni di contributi, e a regime chi lascerà prima perderà il 2% del trattamento ogni anno. Dall'Imu sono attesi invece oltre 10 miliardi. Il giorno dopo i mercati salutano positivamente la manovra con un crollo dello spread a 375 punti.
A Natale però la tensione torna a salire dopo i deludenti esiti dei vertici europei e lo spread torna sopra i 500 punti ma stavolta a differenza delle settimane precedenti la Bce non interviene in soccorso dei Btp.
Seguiranno con l'inizio del 2012 i decreti Cresci-Italia sulle liberalizzazioni (poche rispetto a quelle annunciate e in netta retromarcia sui taxi sebbene aprano alla distribuzione del gas con la separazione Eni-Snam) seguono poi norme sulla semplificazione burocratica amministrativa, ma è sul Ddl di riforma del lavoro che per la prima volta il governo Monti entra in tensione, anche al suo interno. E' soprattutto sulle modalità di licenziamento e di modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che si scatenano le proteste e rischia di incrinarsi la maggioranza perché parte della sinistra è contraria. Il provvedimento, ancora in discussione in Parlamento, ha acceso polemiche e critiche, dal momento del suo varo il gradimento del governo tecnico inizia a scendere.
Dall'avvio del 2012 però il ruolo dell'Italia nel consesso internazionale cresce, Monti incontra da subito Merkel e Sarkozy e poi i vertici Ue, il premier britannico e ancora i leader di Germania e Francia. Nel derby latino sullo spread Roma torna sopra Madrid. Il 2 MARZO: L'Italia sorpassa infatti la Spagna: lo spread del Btp-Bund scende sotto i 310 punti ed è inferiore a quello dei Bonos come non accadeva da agosto. L'8 MARZO la svolta nella crisi europea con la ristrutturazione del debito greco, la prima in Eurozona, porta lo spread Btp sotto i 300 punti per la prima volta da sei mesi.
Poi però le cose tornano a complicarsi. In aprile le elezioni in Grecia portano alla vittoria i partiti contrari all'accordo con la troika Fmi-Bce-Ue, in Francia si profila la vittoria del socialista Francois Hollande meno accondiscendente sulla politica di rigore della Merkel. In Spagna la bolla immobiliare scoppia e diventa sempre più ingestibile, le banche iberiche soffrono, ma sopratutto la disoccupazione e la recessione frenano le prospettive dell'Europa, il risanamento dei conti non basta e la pressione fiscale salita, il calo del pil continuo pongono l'Italia in una posizione molto fragile. Si inizia a parlare di un piano di salvataggio europeo delle banche spagnole attraverso il fondo salvastati. Lo stesso copione di smentite e indiscrezioni poi Madrid cede il 10 GIUGNO dopo il pressing dell'Ue e della Casa Bianca che teme il contagio di ritorno della crisi dopo averla generata.
Sembra il momento di tirare il fiato e invece no. La tempesta perfetta che ha travolto la Spagna ora punta sull'Italia che torna in prima linea perché la debolezza della sua economia e l'incertezza dell'Europa nel dare risposte riportano Roma sotto attacco: ad un anno esatto dall'inizio della crisi italiana lo spread torna a 490 punti per poi scendere di poco.
Monti chiede la compattezza della maggioranza a sostegno del governo e la ottiene, davanti a Schaeuble indica un nuovo percorso per abbattere il debito avviando quelle privatizzazioni che aveva accantonato nei primi mesi. Nel frattempo prosegue la sua tessitura all'estero: ospita Hollande poi c'è la convocazione a Roma di un vertice a quattro Italia, Spagna, Francia e Germania il prossimo 22 giugno in vista del vertice europeo del 28, su cui si ripongono ormai le ultime speranze per una risposta alla crisi del debito.
Fonte: www.americaoggi.info
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