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Il trend fortemente ribassista cominciato a S. Giuseppe sembra definitivamente esaurito. Il mese di giugno, per il nostro Ftse
Mib si è concluso con un confortante +10,87% ed occorre tener conto, in più, che sono stati anche staccati dividendi di aziende importanti come Enel ed Intesa solo per fare un paio di
nomi.
Quindi potremmo dire che il rialzo “reale” nel mese appena trascorso, per quanto riguarda il nostro indice principale, è risultato intorno al 12%, niente male, però …
Però non sfugge a nessuno che la quasi totalità di questo aumento si è avuto negli ultimi tre giorni di contrattazione in concomitanza con gli esiti del Summit Ue tenutosi a Bruxelles.
Potrà davvero rivelarsi quello il punto di svolta?
Non chiedetemelo, perché chi conosce quella risposta può davvero diventare ricco nel giro di poco tempo.
Per cercare di abbozzare comunque una risposta occorre valutare la portata reale degli accordi, noi riteniamo che davvero la nostra Borsa sia tutt’ora decisamente sottovalutata nonostante la buona performance di quest’ultimo mese abbia fatto recuperare importanti quotazioni a diversi nostri titoli.
In particolare abbiamo assistito ad un deciso rimbalzo dei titoli bancari, se si esclude infatti Banca MPS (-2,63% in questo mese) la media dei rialzi del settore è risultata in giugno del 20,22%, quindi decisamente importante, ma che testimonia ancor più, viste le attuali quotazioni di questo comparto, in quale baratro fossero precipitati fino al mese scorso le valutazioni di questi titoli.
Ed ora naturalmente tutti a ripetere che i titoli bancari italiani erano stati eccessivamente penalizzati nei primi cinque mesi dell’anno e che quindi un loro rimbalzo fosse “nell’aria”, ma questi sono i racconti del giorno dopo quando tutti avrebbero individuato i pronostici.
Il mese appena trascorso, però, non è stato eccellente solo per il comparto bancario, anche altri titoli che erano stati parecchio penalizzati nei primi mesi dell’anno in corso han fatto segnare ottime performances, mi riferisco in particolare a Generali che è rimbalzata del 30%, Enel ed EGP che hanno guadagnato rispettivamente il 18 ed il 16%, ed infine Finmeccanica (+18%) e Telecom (+17%).
Insomma diversi titoli “di peso” hanno contribuito (nonostante i dividendi distribuiti) a far tornare il nostro Ftse Mib di nuovo ben oltre la soglia dei 14.000 punti, cosa che non accadeva dallo scorso 11 maggio.
Ma col 30 giugno non finiva solo un mese, bensì un semestre e quindi è doveroso anche fare una breve analisi di questa prima metà d’anno almeno per quanto riguarda il nostro indice principale.
Il Ftse Mib, esattamente a metà anno, segna un -5,41% non proprio incoraggiante, tenuto conto dei dividendi, però, possiamo valutarlo approssimativamente intorno ad un -2,05%, comunque negativo, ma questa prima parte di 2012 è stata senza dubbio caratterizzata da una straordinaria volatilità.
Abbiamo infatti pochi titoli che fanno segnare performance vicine a quelle dell’indice (quindi medie), sono molti quelli che hanno avuto nel periodo risultati decisamente brillanti, mentre altri risultano in profondo rosso.
Forti rialzi non solo per la straordinaria Ferragamo (+64%), ma anche per l’incredibile Impregilo (+45%), senza dimenticare Lottomatica (+38%), Azimut (+35%), Pirelli (+31%), Luxottica (+30%), Tod’s (+29%), Prysmian (+24%), Diasorin (+20%), Parmalat (+20%) e Fiat Ind. (+20%).
Non sono pochi quindi gli azionisti che dopo questi primi sei mesi dell’anno sono particolarmente soddisfatti di come stanno andando le cose.
Ma naturalmente abbiamo un contraltare, sono state particolarmente penalizzate, A2A (-40%), Mediaset (-30%), Ansaldo (-21%) e Enel Green Power (-21%).
Un discorso a parte deve essere fatto per quanto riguarda il nostro comparto bancario, io ritengo che se dovessi fare un sondaggio presso gli italiani chiedendo loro come ritengono che sia andata questa prima metà d’anno per il nostro settore, ritengo che la risposta unanime sia: un disastro!
Ebbene, sostanzialmente è vero, ma abbiamo avuto anche due significative eccezioni.
Molto probabilmente il nostro sondaggio sarebbe stato condizionato dalla delusione degli innumerevoli azionisti di Unicredit (-30%) dopo un aumento di capitale decisamente problematico, oltre che dai pesanti ribassi di Mediobanca (-22%), Bper (-22%) e Banca MPS (-22%), ma anche dalle non certo esaltanti performance di Ubi Banca (-17%) e Banca Intesa (-9%).
Sono passati però in sordina anche due Istituti che, al momento, sono in controtendenza, come Banco Popolare (+6%) e soprattutto Banca Popolare di Milano (+22%), il motivo principale è che abbiamo visto scendere vertiginosamente le loro quotazioni negli ultimi mesi, dal momento che fino alla metà del mese di marzo entrambi i titoli stavano guadagnando quasi il 70%.
Ed eccoci così cominciare questa seconda parte dell’anno con rinnovata fiducia derivante dall’esito positivo del vertice di Bruxelles, vertice che, forse è bene ricordarlo, ha sancito anche lo stanziamento di fondi destinati alla crescita.
Noi però vorremmo per l’ennesima volta sottolineare come sia certo importante avere a disposizione fondi per cercare di far ripartire l’economia, ma sostanzialmente la crescita economica è determinata dal fatto che esistano le condizioni perché ciò accada.
Non basta spendere per crescere, occorre investire, e farlo nella maniera corretta, ossia mettere nelle condizioni tutti coloro che partecipano al processo produttivo, di rendere al massimo, in altre parole si torna sempre al concetto di efficienza che sta alla base del successo, in qualsiasi campo.
All’Italia è stata data un’altra chance, non sprechiamola.
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