Condividi l'articolo " Profumo Presidente: per MPS sarà la fine?" di Giancarlo Marcotti: La deputazione Amministratrice dell’Ente MPS guidata da Gabriello Mancini ...
La deputazione Amministratrice dell’Ente MPS guidata da Gabriello Mancini ora si è ufficialmente espressa, proporrà come nuovo Presidente della Banca Monte dei Paschi di
Siena, Alessandro Profumo ex Amministratore Delegato di Unicredit.
La domanda che si fanno tutti, a questo punto, è: riuscirà Profumo a concludere l’opera che il suo predecessore, Giuseppe Mussari, non era riuscito a completare, e cioè quello di portare al disfacimento totale la più vecchia Banca del mondo?
Si accettano scommesse, naturalmente, ma i bookmaker non pagano molto la quota ( segno che la ritengono probabile).
Per il futuro di Monte Paschi la storia professionale del nuovo Presidente non pare proprio essere un buon viatico, in tempi decisamente non sospetti, nel febbraio 2009, noi avevamo pubblicato un articolo dal titolo “Profumo! Chi era costui? Ascesa e declino di un banchiere” (http://www.finanzainchiaro.it/DBLOG/articolo.asp?articolo=2632) in cui evidenziavamo le “stranezze” che avevano caratterizzato le fortune professionali del personaggio passato, in pochissimi anni, da anonimo impiegato del Banco Lariano ad Amministratore Delegato di Unicredit, carica che ha ricoperto dal compimento del quarantesimo anno di vita ( chi dice che in Italia vige la gerontocrazia?).
Ma ahimé, i disastri che riuscì a combinare quando sedette sulla poltrona più importante di Unicredit sono sotto gli occhi di tutti, iniziò infatti una serie di acquisizioni che si dimostrarono disastrose, nel 2005 acquistò Hvb ( HypoVereinsbank) la banca tedesca più chiacchierata di sempre per una gestione quantomeno sconsiderata, una banca che, a detti di tutti, “era prossima al dissesto”. Alla Germania non parve vero che arrivasse qualcuno da fuori a togliere le castagne dal fuoco.
Ma se all’estero Profumo prese delle cantonate gigantesche non gli andò meglio in Italia soprattutto quando il banchiere siculo/ligure acquisì la Capitalia di Cesare Geronzi, una Banca che si poteva tranquillamente definire in situazione prefallimentare e che Unicredit pagò oltre 8 euro per azione, un prezzo che potremmo definire assolutamente “folle”.
Anche se in quel momento tutto era folle, all’indomani della fusione, infatti, solo a titolo d’esempio, Centrosim (oggi finita all’interno dell’ICPBI) alzava il target price dell’Istituto di Piazza Cordusio da 8,2 a 9,2 euro, giustificando la decisione con le “sinergie” che la fusione dei due Istituti avrebbero comportato.
Alla faccia delle “sinergie”! Capitalia aveva al suo interno buchi spaventosi e tra questi (cosa da non sottovalutare) i debiti astronomici di quasi tutti i partiti italiani, che fine hanno fatto?
Forse sarà anche il caso di specificare che il target price di 9,2 euro era naturalmente pre-accorpamento azionario avvenuto soltanto pochi mesi or sono, quindi corrisponderebbe, attualmente, a 92 euro! Sapete tutti che oggigiorno le azioni Unicredit valgono circa 4 euro, sì insomma il buon Ghizzoni, che ha ereditato la poltrona di AD di Profumo, con un po’ di impegno ci può arrivare!
Ed abbiamo solo citato i due casi più importanti, ma la lista delle acquisizioni “folli” potrebbe proseguire a lungo.
Quando scoppiò la crisi finanziaria globale, la situazione di Unicredit divenne critica, Profumo fu “liquidato”, e, con una quarantina di milioni di euro di “buonuscita”, tolse il disturbo dagli uffici di Piazza Cordusio. Ma, essendo ancora giovane, non poteva andare in pensione, quindi?
Bruciato (almeno sembrava fino a ieri) come Banchiere, Profumo cercò l’avventura politica, e si propose addirittura come salvatore della Patria pronto a dare il suo contributo per “far funzionare le cose” (mamma mia, ma con che faccia …).
Il fatto è che, in ambito politico, aveva trovato estimatori, il Pd era pronto ad offrirgli un incarico di prestigio, ma non solo, riscuoteva elogi sperticati perfino da Pierferdinando Casini che, incontrandolo nel settembre scorso alla Festa Nazionale di Alleanza per l’Italia, ha dichiarato: «Profumo ha un sacco di soldi, ha lavorato bene perché è una fra le persone più intelligenti che ci siano in Italia e ci può insegnare tante cose. Il ministro dell'Economia lo farebbe benissimo».
Forse doveva essere “ripagato” per la maniera “accomodante” con la quale aveva gestito i conti in rosso di diversi partiti politici italiani? Naturalmente non lo sapremo mai, ma il dubbio rimane.
Fortunatamente, però, la carriera politica di Profumo terminò ancor prima di cominciare perché dalla procura di Milano, nell’ottobre scorso, arrivava una richiesta di rinvio a giudizio a carico dello stesso Profumo e di altri 19 manager, l’accusa è di evasione fiscale, la cifra è di quelle da far tremare i polsi, si parla infatti di un danno all’erario di almeno 700 milioni di euro.
Il Procuratore aggiunto di Milano ha ottenuto il sequestro cautelativo di 245 milioni di euro dall’Istituto di Piazza Cordusio, ovviamente dovremmo attendere la sentenza prima di parlare di un reato, ma è chiaro che “l’uomo politico” Profumo, nel frattempo era stato bruciato.
Ed allora eccolo ritornare sulla scena, un inquisito per frode fiscale (e che frode!) non è presentabile come uomo politico, soprattutto in un momento come quello attuale, ma evidentemente non crea alcun imbarazzo per presiedere una Banca (anzi, forse, è perfino un titolo di merito).
Ora sarà al timone di Monte Paschi, cosa è chiamato a fare? Beh sappiamo tutti che l’Istituto senese è di gran lunga la peggior Banca che ci sia in Italia, forse l’unica che è stata in grado di prendere ancor più fregature dell’Unicredit di Profumo.
Storica ed emblematica quella dell’acquisizione di Antonveneta per 9 miliardi di euro, ebbene sì nove miliardi di euro. A rifilare la “sola” a Banca MPS fu il Santander di Emilio Botin.
Nell’operazione Abn Amro il più noto banchiere spagnolo si era ritrovato in corpo la Banca veneta alla quale, però, di “veneto” era rimasto solo il nome avendo dovuto acquisire (ai tempi di Fazio Governatore della Banca d’Italia) diversi Istituti del nostro meridione che avevano situazioni contabili catastrofiche, al banchiere spagnolo non sembrò vero che ci fosse qualcuno tanto “stolto” da pagare 9 miliardi di euro per Antonveneta e rifilò immediatamente la fregatura al Monte Paschi.
Ora quindi, sotto un certo punto di vista, il compito di Profumo potrebbe paradossalmente essere semplicissimo: far peggio dei predecessori, infatti, risulterebbe compito davvero arduo.
A parte l’ironia, però, forse non sarà sufficiente una gestione “oculata” per rimettere in sesto il terzo Gruppo bancario italiano affossato da anni e anni di gestione clientelare da parte di una “area politica” che, come un’idrovora, ne ha letteralmente prosciugato tutte le risorse.
Il Monte dei Paschi, quindi, l’unica Banca al mondo che può vantare oltre cinque secoli di storia, nata quando Leonardo da Vinci compiva vent’anni, passata indenne ai più grandi sconvolgimenti che il nostro pianeta ha avuto in oltre mezzo millennio: guerre, rivoluzioni, carestie e grandi depressioni, potrebbe così scrivere la sua ultima pagina sotto la presidenza di Alessandro Profumo.
giancarlo.marcotti@fastwebnet.it
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Jules Previ: è giornalista freelance, divulgatore e traduttore news- online presso agenzie stampa internazionali. Ha collaborato al progetto www.finanzainchiaro.it
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