Pubblicato da borsaforextradingfinanza

http://www.linkiesta.it/sites/default/files/imagecache/immagine_620_fixed/euro.jpgL’arma più potente della Banca centrale europea rischia di essere vanificata dalla Germania. Il bazooka di Mario Draghi, ovvero gli acquisti illimitati di bond governativi dei Paesi dell’eurozona in difficoltà, ha ridato fiducia ai mercati finanziari. Ma, come in un puzzle, occorre che tutte le tessere vadano al loro posto. E la prossima è la decisione della Corte costituzionale tedesca, che deve dare il proprio parere sullo European stability mechanism (Esm), il super fondo salva-Stati da 500 miliardi di euro di dotazione massima. Fra due giorni, il responso. E i rischi sono tanti.

Quando si pensa alla crisi dell’eurozona, è sbagliato pensarla come una corsa di velocità. Al contrario, è come una corsa di resistenza. Gli ostacoli che si trova davanti l’Europa sono tanti, forse troppi. Finora, le mosse della Bce sono state le uniche in grado di ridare un minimo di fiducia agli investitori. E ora tocca ai governi. Ma prima, occorre che le armi a disposizione dell’area euro siano cariche. È per questo che, come afferma Société Générale in una nota, «l’approvazione dello Esm potrebbe essere il vero game changer». Avere un fondo di tal grandezza, come aveva sottolineato anche il Fondo monetario internazionale (Fmi), potrebbe essere quello che fu il Troubled asset relief programme (Tarp) per gli Stati Uniti del periodo successivo al fallimento di Lehman Brothers. «Sapere che esiste uno strumento come lo Esm è importante per la fiducia nell’eurozona, sebbene il tetto massimo non sembra essere abbastanza adeguato a proteggere dalle criticità dell’area euro», spiega SocGen.

Eppure, c’è anche chi dice che lo European stability mechanism potrebbe essere un fuoco di paglia. E non per colpa della Corte costituzionale tedesca. Come spiega la banca americana J.P. Morgan, non c’è il rischio di una mancata approvazione da parte dei giudici di Karlsruhe. «Al massimo, ci può essere un ritardo, dato che un’altra richiesta di parere è arrivata in questi giorni», spiegano gli strategist di J.P. Morgan. Quello che preoccupa è un’altro aspetto: i conferimenti di denaro, il cui processo potrebbe subire un rallentamento. Come ha detto il cancelliere tedesco Angela Merkel, l’effettiva entrata in funzione dello Esm è attesa per inizio 2013. «La mossa di Draghi va nella giusta direzione, ma affinché funzioni ci deve essere uno sforzo corale da parte di tutti».

È questo il pensiero di un importante banchiere spagnolo presente al Forum Ambrosetti di Cernobbio, conclusosi ieri. Le Outright monetary transaction (Omt), lanciate da Draghi durante l’ultima riunione del Consiglio direttivo della Bce, devono essere quindi considerate solo come il primo tassello di un lungo mosaico in cui rientrano svariati attori. Primo di tutti, il Fondo monetario internazionale (Fmi). L’istituzione guidata da Christine Lagarde ha dato fin da subito il suo appoggio al piano di Draghi. E, molto probabilmente, avrà un intenso ruolo di vigilanza nella gestione degli impegni dei singoli Paesi a cui sono subordinati gli acquisti di titoli di Stato da parte dell’Eurotower. E non meno importante sarà il ruolo dei due fondi europei di stabilità, lo Esm e lo European financial stability facility (Efsf).

Le esigenze di rifinanziamento di Italia e Spagna per il 2013 sono elevate. Come ha sottolineato un altro banchiere presente a Cernobbio, «il rischio di dover richiedere un accesso a Efsf o Esm da parte di Madrid cresce ogni giorno di più». Peccato che lo Esm non esiste ancora. «E anche nel caso la corte di Karlsruhe lo approvi, inizierà il lungo balletto dei conferimenti». Dalla Germania si dicono tranquilli. Il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble ha rimarcato che le sue aspettative sono per un’attivazione ufficiale del fondo Esm entro la fine dell’anno. Poi, via libera ai versamenti di denaro. Il problema, dopo la decisione della Corte costituzionale tedesca, sarà gestire il processo dei conferimenti. Paesi come Italia e Spagna dovranno versare la loro quota e questo potrebbe diventare un’ulteriore criticità nel caso i rendimenti dei bond governativi dovessero impennarsi nuovamente. «È paradossale che Roma e Madrid paghino per un fondo salva-Stati che poi potrebbe intervenire per salvarle», fa notare Lombard Street Research. Anche dopo il pragmatismo espresso da Draghi, il bizantinismo di fondo dell’eurozona trova conferme. 

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