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Le società che operano nell’high frequency trading (vale le transazioni borsistiche informatizzate ad alta velocità) potrebbero presto finire sotto la lente della Sec. La
commissione federale, infatti, vuole capire se esse abbiano generato distorsioni nel mercato tramite il cosiddetto wash trading.
Tale fenomeno consiste nelle transazioni fittizie portate avanti dalle società che, ad esempio, comprano contratti da se stesse. A dare dettagli in merito
all’agenzia Bloomberg sono alcune fonti che hanno preferito rimanere anonime perché le analisi della Sec non sono ancora state rese pubbliche. Tali fonti hanno specificato che, in alcuni casi,
alcune società possono mettere in atto il wash trading inavvertitamente, avendo attivato molteplici algoritmi sullo stesso titolo azionario o sullo stesso prodotto derivato. Si tratta, però, di
transazioni che sono in grado di alterare il prezzo delle azioni. E che potrebbero risultare illecite.
La Sec ha incrementato il proprio monitoraggio sul trading informatico a partire dal cosiddetto “flash crash” del 6 maggio 2010. Si è trattato di una delle
giornate borsistiche più instabili della storia recente, dovuta proprio all’high frequency trading.
Fonte: www.valori.it
giancarlo.marcotti@fastwebnet.it
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Jules Previ: è giornalista freelance, divulgatore e traduttore news- online presso agenzie stampa internazionali. Ha collaborato al progetto www.finanzainchiaro.it
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