Wednesday 31 august 2011 3 31 /08 /Ago /2011 10:08

http://www.liberocaffe.it/wp-content/uploads/2010/04/201017NAC365.jpgPuò un'economia continuare a crescere sul debito o su quella che viene definita confidence consumer? Si può convivere con la crescente disoccupazione? Giovanni Sartori se lo chiede in un editoriale sul Corriere della Sera e a questo proposito riproponiamo un'intervista a Guido Rossi sulla crisi e sul debito.

 

“La crisi in atto? Cominciamo a chiamare le cose con il loro nome: gli economisti parlano di recessione ma questa definizione non è sufficiente a spiegare cosa sta succedendo. Io direi che l’economia mondiale è in uno Stato di depressione da cui non riesce a uscire. Finora nessuno è riuscito a introdurre nel tessuto economico e produttivo stimoli che fossero in grado di far crescere la domanda dì beni reali. E’ da qui che bisogna partire”. Il professor Guido Rossi, come è sua consuetudine, va al nocciolo del problema quando si parla di crisi economica e finanziaria, ma il suo verdetto è drastico: il liberismo è morto, l’ideologia del mercato anche e con questa svolta epocale viene alla luce l’incapacità dei regimi democratici di affrontare le gravi instabilità dell’economia capitalistica, tanto da mettere in discussione la stessa democrazia. Una diagnosi impietosa o sbaglio? Mi sta dicendo che siamo messi peggio dell’epoca del New Deal?

“Durante e dopo la recente crisi finanziaria in molti hanno fatto riferimento alla grande crisi del ‘29 e alla risposta che è stata data allora. Io quando si fanno questi paralleli ricordo sempre ai miei interlocutori che l’economia Roosveltiana è stata di scarso sostegno all’economia reale e che purtroppo l’unico vero stimolo alla crescita fu garantito dagli investimenti bellici. Dunque ci è voluta la seconda guerra mondiale per risollevare gli Stati Uniti dalla grande depressione. Oggi, certo, lo scenario è mutato ma manca un orientamento, chi decide le politiche economiche si preoccupa in modo eccessivo del debito pubblico nella speranza che il mercato risolva ogni cosa ma nessuno sa in che direzione si debba andare e con quali strumenti”. Mi sembra che lei stia viaggiando davvero controcorrente. Il debito pubblico, per esempio, è diventata un’ossessione trasversale, che tocca sia lo schieramento di centro destra sia quello di centro sinistra. Basta guardare qualche trasmissione televisiva per capire che è così. “Vedo anch’io che le cose stanno in questo modo e devo dire che mi preoccupa molto questa ossessione, perchè significa che non si guarda altrove, dove bisognerebbe guardare. Io so soltanto che dalla recente crisi finanziaria il liberismo ne è uscito a pezzi e non mi pare che il debito pubblico sia la cosa peggiore. Vedo invece i guasti fatti dalla finanza sull’economia reale e vedo una disoccupazione che non accenna a diminuire. Mi fanno ridere quelli che dicono che siamo alla fine delle ideologie. Quella del dio mercato è qualcosa di più di un’ideologia è una religione, anch’essa assai trasversale. Purtroppo però alla prova dei fatti quella religione ha fallito ovunque. Prendiamo il tema della liquidità di cui si è discusso molto: i liberisti stanno aspettando che si crei spontaneamente dal mercato ma per il momento l’unica liquidità che c’è viene dagli Stati, o dal debito pubblico o dalla politica fiscale. E’ inutile girarci attorno. La cosiddetta rivoluzione finanziaria che ha toccato di recente il pianeta mostra una cosa inedita: il capitalismo di Stato sta per prendere il sopravvento sul capitalismo del libero mercato, attraverso i fondi sovrani o comunque le società controllate direttamente dagli Stati. Non è un caso che i modelli di riferimento dell’economia globale siano sempre meno gli Stati Uniti o l’Europa e sempre più la Cina e l’India dove lo Stato interviene pesantemente nell’economia. La tragedia, come scrive Richard Posner, è che la produzione aggregata, sommando quella pubblica e quella privata, è più facilmente raggiungibile in uno Stato totalitario che in regimi di libera concorrenza e di libero mercato. Non ci si può più nascondere queste verità se no si perde il senso dell’orientamento. Le dirò un’altra cosa: nei paesi democratici i governi si mostrano incapaci di risolvere i problemi che hanno di fronte proprio perchè la semplice logica di mercato fa acqua da tutte le parti. L’incertezza della politica economica negli Stati Uniti ne è un esempio”.

E il sistema bancario? Non dovrebbe essere il motore di una possibile ripresa? “Intanto non possiamo dimenticare che il sistema bancario è stato uno dei principali responsabili della crisi finanziaria che ha colpito l’intero pianeta. Sia le banche ombra, (hedge fund e private equity), sia quelle regolamentate hanno generato e alimentato la speculazione, hanno immesso nel mercato i derivati e tutti quei prodotti non controllabili che hanno generato una spaventosa crisi finanziaria. Una crisi, non bisogna mai dimenticarlo, che ha differenza di tutte quelle che l’hanno preceduta, ha una dimensione globale. Vi è poi un problema che non è di poco conto: le banche sono ormai anatre zoppe, senza patrimonio. Basilea 3 dovrebbe fissare le regole per una nuova capitalizzazione alle banche ma come ho già detto ormai la liquidità viene dagli Stati”. Lei mi diceva che c’è un altro buco nero. Qual’é? “L’altra grande anomalia della nostra epoca è che la ricchezza è stata creata sul debito. Tutte le operazioni societarie e industriali degli ultimi 10 anni sono state costruite su una montagna di debiti. E questo mi pare un grande paradosso. Una volta il debito generava povertà, non ricchezza. Oggi il sistema finanziario e bancario internazionale è riuscito ad alimentare questa gigantesca anomalia e il dramma è che porta con se la massima opacità. E’ proprio la mancanza di trasparenza, la scarsa regolamentazione dei mercati, la opacità degli hedge fund e dei private equity grazie alle operazioni sui titoli tossici, che hanno gettato il capitalismo nella crisi. E come sostengo ormai da decenni la mancanza di trasparenza genera i conflitti di interessi più spaventosi”.

Ma i guasti fatti finora non sono serviti almeno a non commettere più quegli errori. “Temo proprio di no. Anzi, direi che non è finita qui”. In che senso scusi? Mi sta dicendo che i titoli tossici, i derivati, la speculazione torneranno in scena, come se niente fosse stato, nella comunità finanziaria internazionale? “Non c’è dubbio. Sono parte integrante del sistema finanziario e poi, come ho già scritto nel libro che è uscito per il Mulino, “Non rubare”, la finanza ha per sua natura una dimensione globale e dunque, a differenza degli Stati, può muoversi con facilità sui mercati. Se non ci sarà anche un governo globale dell’economia e della finanza difficilmente si potranno prevenire e controllare le anomalie che hanno provocato la crisi. Le voglio dire un’ultima cosa che pochi hanno sottolineato: la rivoluzione finanziaria e la filosofia che l’ha ispirata hanno spazzato via anche i diritti umani. Quando la chiave di tutto è il profitto, la sicurezza, le conquiste sull’ambiente, i diritti umani vengono annullati. Alla fine di queste turbolenze dovremo purtroppo constatare che hanno vinto le corporation a scapito della democrazia”. ( Fonte: www.linkiesta.it)

Di borsaforextradingfinanza - Pubblicato in : LE GRANDI FIRME INTERNAZIONALI
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Torna alla home

CONTRATTA TITOLI & INDICI

24OPTION VIDEO TUTORIAL

 

OPZIONI VINCENTI

I NOSTRI CORSI ONLINE

http://www.italiaforextrading.com/wp-content/uploads/2010/10/trading-300x200.jpg

VIDEO CORSO FOREX & TRADING

GIOCA CON NOI

William Hill Casino

William Hill Sport

William Hill Bingo

DEBITO PUBBLICO ITALIANO

CERCA NEL BLOG

CALENDARIO

June 2012
M T W T F S S
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30  
<< < > >>

AUTORI

FotoSketcher - giancarlomarcotti-copia-1

 Giancarlo Marcotti si laurea in Scienze Statistiche ed Economiche all'Università di Padova discutendo una tesi in Econometria

giancarlo.marcotti@fastwebnet.it 

**************************************************

http://www.finanzainchiaro.it/public/Jules%20Previ.JPGJules Previ: è giornalista freelance, divulgatore e traduttore news- online presso agenzie stampa internazionali. Ha collaborato al progetto www.finanzainchiaro.it

julesprevi.org@gmail.com

**************************************************

NOTE SULL'AUTORE

SEGNALA QUESTO BLOG

SYNDICATION

  • Feed RSS degli articoli
Crea un blog gratis su over-blog.com - Contatti - C.G.U. - Segnala abusi - Articoli più commentati